LAMEMORIA

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Grazie al lavoro che ormai svolgo da anni mi trovo, ogni fine Gennaio, a dover (o poter) presenziare agli incontri che ormai si fanno, in maniera quasi rituale, tra le scuole e i testimoni della Shoah, delle deportazioni e di tutte le storie legate alla Giornata della Memoria. Ok, è una palla galattica per i più. E non rincuora la vista di una massa informe di giovani ignorantelli che sbirciano la foto di Justin Bieber sui cellulari mentre un vegliardo racconta di internamento, di fame, di paura, di disperazione, vissuti tutti in prima persona. C’è da farsi venire l’orticaria. A me viene, lo ammetto. Cosa resterà? Boh. Poco presumibilmente, nulla senza una dose equina di sano senso civico e di onorevole umanità erogata lungo tutto il corso di studi. Ma tant’è. Si fa quello che si ritiene giusto fare. E forse rimane la cosa migliore da farsi. Magari sarebbe più fruttuosa una campagna pubblicitaria in cui il bel faccino di un qualunquissimo Bieber (profilo ariano, ciuffo biondo e sospetto cognome teutonico) lancia uno sloganistico “nazi stronzi, no war”, ma finirebbe ben presto per somigliare alla svendita di uno shampoo di second’ordine all’ortica radioattiva. No, non si fa.

Quindi si continua a proporre ai nostri giovani virgulti prepubescenti l’incontro, molto ridondante, con questi anziani arzilli e positivi che danno una visione sì parziale dell’accaduto ma pur sempre molto veritiera e personale. Bisnonni sprint mi verrebbe da dire. Tutto sotto l’egida della benemerita ANPI, che vuol dire Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Guarda, lo riscrivo:

Associazione

Nazionale

Partigiani

d’Italia.

Non ne sono rimasti tanti, di combattenti, ma qualcuno c’è ancora e ha voglia di parlare. Ed è bene stare ad ascoltare. Cioè, sarebbe bene stare ad ascoltare. Cosa che puntualmente viene disattesa dai più salvo poche, rare, preziose eccezioni.

Come si diceva la raccontano bene. Istituzionalmente corretta, elencando tutte le categorie di malcapitati e reietti che finivano raccolti nei campi. Nulla da eccepire.

Ovviamente alla fine di tutti i discorsi, dei mille audio-video, delle poesie, dei pensieri, delle lettere e di tutte queste belle e toccanti cose scatta il momento delle domande da parte dello sbarbato pubblico. La maggior parte delle domande (che arrivano a fiotti) ha già avuto risposta nell’ora e mezza di discussione testé terminata. Purtroppo i tappi di cerume, provocato da anni di uso smodato di cuffiette dell’iPod, hanno impedito l’accesso dei concetti nelle spugnose menti dei giovinastri. Fa comunque immenso piacere che le manine alzate siano molte e le vocine stridule non mostrino inutili timori reverenziali.

“Lei è ebreo?”

“Ho detto prima che sono stato deportato come oppositore politico, non sono ebreo, sono italiano purissimo!”

Punto.

Punto? Come?

Prossima domanda.

No fermo. Guarda che non hanno capito. Ripeti l’antifona, non lasciare cadere la cosa così, che è importante. E’ adesso che ti stanno ascoltando per davvero. E invece niente. Ebrei, polacchi, nomadi, testimoni di geova, asociali, portatori di handicap, oppositori politici, asociali, omosessuali. Tutti dimenticati.

“Tu, con quell’orecchino da fricchettone e i capelli ciuffati, saresti finito dentro.”

“Tu, che a dodici anni porti un quintale di rossetto che neanche Alba Parietti, saresti finita dentro.”

“Tu, che non stai ascoltando un accidente secco e ridi come un babbuino da quando ti sei insaccato su quella poltroncina, saresti finito a trasportare pietre pesanti il doppio di te fino a che le spalle non ti fossero arrivate all’altezza delle ginocchia.”

Insomma attiriamoli, colpiamoli, schiaffeggiamoli, sennò è tutto inutile.

Comunque è passata, finita, anche questa volta è andata, senza vittime, senza dolore, senza che niente abbia scalfito l’adamantina corazza di pochezza che abbiamo regalato ai nostri cuccioli, tutti Abercrombie, soft-porno e parole a kazzo kon la kappa.

Nota a termine.

Esco e mi fermo malauguratamente a fianco del tipico cefalopode di pianura: mezza età e faccia da cassiere mancato.

“Veh, che non potete insegnare la storia solo fino al ’45 a ‘sti ragazzi.”

“Questo era un incontro sulla Memoria dei campi di concentramento. Non era proprio una lezione di storia. Quelle le fanno in classe. Un po’ alla volta, quasi tutti i giorni. E poi si arriva oltre il ’45.”

“E poi cosa vuol dire che c’è sempre l’ANPI di mezzo? Io che son di destra non mi sento rappresentato.”

“Difficile se non sei ebreo, frocio, comunista, ritardato, storpio o zingaro. Fai una cosa: spàrati, così la tessera da combattente la danno anche a te.”

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